«Fin da piccolo sono sempre stato un povero infelice, un disgraziato a cui le furbizie si ritorcono sempre contro. Persino i tentativi di ingraziarmi i maestri venivano presi come macchinazioni ai danni loro»: Mo Yan si descrive così nelle prime pagine del racconto della sua vita, quando era difficile vedere in un bambino scacciato da scuola un futuro gigante della letteratura cinese.
«Cambiamenti» è il titolo della autobiografia dell'autore di «Sorgo rosso», «Grande seno, fianchi larghi», «Il supplizio del legno di sandalo» fino al più recente «Le sei reincarnazioni di Ximen Nao». Abituato a narrare nei suoi romanzi la storia e le contraddizioni della Cina contemporanea con crudo realismo e fantasia sfrontata, anche nel racconto del suo apprendistato da scrittore affronta i cambiamenti del suo paese. Spedito da umile figlio di contadini a lavorare come operaio in un cotonificio, spende parte del suo tempo a leggere i grandi classici della letteratura cinese e impara a recitare a memoria poesie di antiche dinastie. L'ingresso nell'esercito nel 1976 è vissuto come opportunità per sfuggire dal villaggio natio.
Costretto in una unità sperduta a coltivare patate vede in una «tonante morte» nella guerra-lampo del 1979 contro il Vietnam l'antidoto ad una vita ancora in sordina. Qualche anno prima la visita alla salma del presidente Mao, la cui morte era stata vissuta «come se le montagne fossero crollate di schianto e la terra si fosse aperta», diventa per lui la prova che «a questo mondo non esistono gli dei». Infatti la vita in Cina migliora a vista d'occhio: «le università avevano ripreso gli esami di ammissione per gli studenti, nelle campagne i padroni e i contadini ricchi si erano liberati dei loro marchi di infamia, nelle case degli agricoltori il grano aumentava e le vacche della squadra di produzione si facevano sempre più grasse».
E anche la vita intellettuale di Mo Yan prende una piega diversa. Diventa istruttore politico e insegnate di filosofia e economia nell'esercito e, nel 1981, pubblica il suo primo racconto «Pioggia di una notte di primavera» sulla rivista «Laghetto dei loti».
Diego Angelo Bertozzi
Cambiamenti
Mo Yan
Nottetempo, 104 pagine, 12 euro
Recensione pubblicata sull'edizione di sabato 21 gennaio del Giornale di Brescia
lunedì 23 gennaio 2012
sabato 12 novembre 2011
Il libro anche su Tuttocina
"La Cina da impero e nazione" è ora presente tra le pubblicazioni consigliate da Tuttocina (www.tuttocina.it) il portale italiano dedicato al mondo cinese (storia, lingua, letteratura, arte, appuntamenti)Ecco la pagina >>
mercoledì 19 ottobre 2011
"Il risveglio del Drago", nuova pubblicazione IsAG
Dopo "Capire le rivolte arabe" di P. Longo e D. Scalea e "Progetti di egemonia" di F. Brunello Zanitti, l’IsAG propone un terzo volume scientifico, concernente questa volta la Cina.
"Il risveglio del Drago. Politica e strategie della rinascita cinese" – questo il titolo dell’opera – è pubblicato assieme alle Edizioni all’Insegna del Veltro di Parma. Gli autori sono Diego Angelo Bertozzi, già artefice del recente "La Cina da impero a nazione" e Andrea Fais, studioso di geopolitica già contributore di “Eurasia”. L’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) di Roma, presieduto da Tiberio Graziani, patrocina oltre alla rivista Eurasia anche una serie di pubblicazioni scelte, giudicate d’alto valore scientifico ed utili ad informare la comunità degli studiosi e la cittadinanza sulle dinamiche internazionali contemporanee e non solo.
"Il risveglio del Drago", terzo volume patrocinato dall’IsAG, consta di 205 pagine ed è in vendita al prezzo di euro 20,00. Maggiori informazioni sul libro e su come acquistarlo sono reperibili nel blog dedicato al libro.
La presentazione dell'opera >>
"Il risveglio del Drago. Politica e strategie della rinascita cinese" – questo il titolo dell’opera – è pubblicato assieme alle Edizioni all’Insegna del Veltro di Parma. Gli autori sono Diego Angelo Bertozzi, già artefice del recente "La Cina da impero a nazione" e Andrea Fais, studioso di geopolitica già contributore di “Eurasia”. L’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) di Roma, presieduto da Tiberio Graziani, patrocina oltre alla rivista Eurasia anche una serie di pubblicazioni scelte, giudicate d’alto valore scientifico ed utili ad informare la comunità degli studiosi e la cittadinanza sulle dinamiche internazionali contemporanee e non solo.
"Il risveglio del Drago", terzo volume patrocinato dall’IsAG, consta di 205 pagine ed è in vendita al prezzo di euro 20,00. Maggiori informazioni sul libro e su come acquistarlo sono reperibili nel blog dedicato al libro.
La presentazione dell'opera >>
mercoledì 5 ottobre 2011
La Banca Africana dello Sviluppo sottolinea l'aspetto innovativo della cooperazione con la Cina
La Banca africano dello sviluppo (Bad) ha appena pubblicato "La Cina e l'Africa, un nuovo parternariato per lo sviluppo?" che riconosce l'importanza strategica delle relazioni sino-africane. «L'apporto finanziario della Cina è indispensabile per colmare i deficit di investimento in infrastrutture alle quali l'Africa è chiamata», sottolinea lo studio della Banca africana.
Gli investimenti nelle industrie estrattive e in infrastrutture sono aumentati di sette volte negli ultimi sei anni. Il radicamento della Cina in Africa è largamente favorito dalle sue riserve monetarie, nota la Bad che aggiunge che, nell'attuale contesto economico, solo la Cina può permettersi di affrontare un ritorno a lungo termine sugli investimenti. La Banca sottolinea ugualmente l'aspetto innovativo della cooperazione con la Cina. Questa si impegna nella costruzione di infrastrutture, finanziando il costo dei lavori, anche prima di ricavare i benefici dei suoi investimenti o di importare le materie prime per le quali è addivenuta ad accordi con i paesi africani.
Fonte: La Chine, moteur du développement africain?, http://www.afrique-asie.fr/, 27 settembre 2011
Il rapporto completo della Bad >>
Gli investimenti nelle industrie estrattive e in infrastrutture sono aumentati di sette volte negli ultimi sei anni. Il radicamento della Cina in Africa è largamente favorito dalle sue riserve monetarie, nota la Bad che aggiunge che, nell'attuale contesto economico, solo la Cina può permettersi di affrontare un ritorno a lungo termine sugli investimenti. La Banca sottolinea ugualmente l'aspetto innovativo della cooperazione con la Cina. Questa si impegna nella costruzione di infrastrutture, finanziando il costo dei lavori, anche prima di ricavare i benefici dei suoi investimenti o di importare le materie prime per le quali è addivenuta ad accordi con i paesi africani.
Fonte: La Chine, moteur du développement africain?, http://www.afrique-asie.fr/, 27 settembre 2011
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lunedì 3 ottobre 2011
Taiwan: la provincia "ribelle" e il confronto cino-americano
Lo scorso 17 agosto il vicepresidente statunitense Joe Biden in visita a Pechino aveva affermato, di fronte al suo omologo cinese Xi Jinping, che gli Usa appoggiano fermamente la politica di “una sola Cina”, non sostengono l’indipendenza di Taiwan e, al contempo, ritengono il Tibet come parte inalienabile della Cina.
Prese di posizione non certo nuove o sorprendenti, ma che hanno fatto esclamare alla resa di Washington, in difficoltà economica e politica, nei confronti del gigante comunista detentore di una larga fetta del debito pubblico a stelle e strisce, tanto da venire meno alla lotta per i diritti civili soprattutto in riferimento al Tibet.
L'articolo completo su Marx21 >>
Prese di posizione non certo nuove o sorprendenti, ma che hanno fatto esclamare alla resa di Washington, in difficoltà economica e politica, nei confronti del gigante comunista detentore di una larga fetta del debito pubblico a stelle e strisce, tanto da venire meno alla lotta per i diritti civili soprattutto in riferimento al Tibet.
L'articolo completo su Marx21 >>
martedì 20 settembre 2011
I 100 anni della Rivoluzione di Xinhai
La "Rivoluzione cinese del 1911"( 10 ottobre 1911) rappresenta la rivoluzione democratica borghese che è avvenuta nel 1911, nell'anno 3 del regno Xuantong della dinastia Qing. Questo grande movimento politico ha rovesciato il sistema imperiale che governava la Cina da due millenni. Essendo quell'anno indicato nel calendario lunare come Xinhai, l'avvenimento è stato conosciuto con il nome "Rivoluzione di Xinhai".Nel 1939 Mao Zedong ha scritto nella sua opera "L'orientamento dei giovani" che la Rivoluzione del 1911 aveva avuto un lato vittorioso e un lato perdente. "Voi sapete, essa ha detronizzato l'imperatore. Non è questa una vittoria? Sul piano negativo, la Rivoluzione del 1911 ha cacciato un solo imperatore. Il paese era ancora sotto la dominazione imperialista e feudale. La missione antimperialista e antifeudale non è compiuta".
Traduzione da www.china.org.cn
sabato 3 settembre 2011
"La Cina da impero a nazione": la recensione di Storiain Network
Ottant'anni cruciali nella storia cinese quelli che dal 1840, con la prima guerra dell'oppio, conducono fino all'alleanza nel 1925 tra comunisti e nazionalisti per la rivoluzione democratica. Ottant'anni, meglio ottantacinque, che segnano un punto di non ritorno per la storia dell'immenso Paese dell'estremo oriente e che hanno messo le basi del nazionalismo cinese.Tanto tempo è dovuto passare perché dalla sottomissione coloniale alla quale fu sottoposta dalla Gran Bretagna e poi, via via, da gran parte delle potenze occidentali (Stati Uniti, Francia, Germania e anche Italia), la Cina sviluppasse prima un istinto di ribellione nei confronti di una minorità politica ed economica rispetto al cosiddetto "mondo civile" e quindi maturasse i "tre principio del popolo" teorizzati da Sun Yat-sen, il padre fondatore della: nazionalismo, democrazia e benessere. Diego Angelo Bertozzi, studioso bresciano attento alle vicissitudini del mondo cinese così come di quello statunitense, ha realizzato questo agile saggio per mettere in luce «l'inizio della scomparsa della Cina tradizionale» e la rottura di quell'equilibrio sociale e politico seguito all'impatto con l'Occidente.
Il volume prende le mosse dall'ondata di ribellioni, in gran parte organizzate da società segrete, che a partire dalla metà del XIX secolo si svilupparono contro la penetrazione economica britannica e contro quel regime delle concessioni che di fatto segnò lo smembramento dell'autorità politica svolta fina a quel momento dalla dinastia regnante. Alcune di queste ribellioni si avvolgono di un'aura di messianismo egualitario, come quella dei Taiping, nella parte meridionale del Paese, altre, come quella dei Nian, hanno invece un forte radicamento tra le masse contadine e si prefiggono esiti più pragmatici. Obiettivo comune non sono però solo le potenze occidentali e qualunque aspetto della loro presenza in Cina ne renda manifesto il potere (come i missionari cattolici), ma anche le istituzioni cinesi (i mandarini) che di quel "collaborazionismo" si sono rese colpevoli.
Vani saranno i diversi tentativi di riforma dell'Impero, spesso osteggiati dagli stessi funzionari e comunque giunti in ritardo rispetto all'organizzazione dei diversi movimenti rivoluzionari, che nel 1911 proclamano la Repubblica a Nanchino con capo provvisorio proprio Sun-Yat-sen. E che dal 1918, forti dell'esempio bolscevico ma non senza feroci rivalità tra i diversi capi militari, formano un governo nazionalista a Canton in contrapposizione a quello di Pechino. Da lì nascerà quell'instabile alleanza tra nazionalisti e comunisti che si romperà con la guerra civile del 1931. E da lì prenderà il via anche la collaborazione con la Russia sovietica destinata a interrompersi solo nei primi anni Sessanta.
Da Storiain Network (settembre 2011)
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